Prima la Comunità -

Appello “Vogliamo un futuro per la nostra salute”

25 aprile 2020
Un appello per ripartire con coraggio

L’uscita dalla condizione di quarantena, che ha modificato profondamente le abitudini quotidiane di tutti, è l’occasione per vedere nascere una comunità rinnovata e consapevole. L’appello è stato lanciato dal Movimento nazionale “Prima la comunità” ed è rivolto alle istituzioni perché predispongano reali organismi di partecipazione e ai cittadini perché esercitino la responsabilità in modo attivo, nella convinzione che al centro della cura c’è la persona e che la salute è un bene comune, fondamentale e garantito dalla Costituzione.

INVESTIRE NEL TERRITORIO
Il sistema sanitario è stato travolto dall’emergenza pandemia che è un evento di portata gravissima. Il rischio di collasso del sistema di cura non dipende solo dalla diminuzione di posti letto in terapia intensiva o dalla mancanza di ulteriori strutture specializzate di ricovero, ma soprattutto dal fatto che in questo Paese c’è un’insufficiente organizzazione dell’assistenza territoriale e domiciliare.
Chiediamo un aumento dei fondi per la sanità pubblica finalizzati ad interventi preventivi, di cura e sociali nel territorio.

RISCOPRIRE LA SALUTE COME PROGETTO SOCIALE
L’emergenza pandemia ribadisce con evidenza disarmante quanto la salute non sia un fatto individuale ma un efficace e potente indicatore di sviluppo sostenibile e di successo di una comunità. È significativo il richiamo che si sta facendo con forza alle responsabilità e ai comportamenti individuali per il raggiungimento di un fine comune.
Chiediamo un reale coinvolgimento della comunità per la definizione e la conduzione di un piano strategico per la costruzione sociale della salute.

NON TRASCURARE LE FASCE DEBOLI, RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE
Aumentano coloro che non trovano nell’attuale sistema di welfare garanzie di dignità e di equità. Incidono a vario titolo in questo fenomeno molti determinanti sociali di salute ormai noti: la povertà economica, l’età, l’istruzione, il lavoro, il contesto abitativo, la solitudine, la provenienza geografica (anche per quanto concerne le differenze nord-sud nell’ambito di uno stesso paese). Questa crisi sta dando un ulteriore duro colpo alla condizione di disabili, anziani, malati mentali, carcerati, immigrati indigenti, soggetti che vivono ai limiti della povertà relativa e assoluta.
Chiediamo che il complesso delle politiche territoriali e le norme più in generale, compresi i provvedimenti temporanei nelle emergenze, siano sempre all’insegna del “nessuno escluso” fin da subito.

DARE UNA FORMA NUOVA E CORAGGIOSA ALLA SALUTE DI TERRITORIO
Per uscire da una logica di sanità aziendale che mette al centro solo l’ospedale, a sua volta impoverito di operatori e risorse, occorrono proposte concrete di comunità che rendano visibile e operativa sul territorio un’attenzione alla salute pubblica differenziata secondo i bisogni e partecipata dai cittadini nelle responsabilità e nelle scelte. È importante altresì che il terzo settore sia visto come una risorsa preziosa e non una controparte convenzionata come lo è il settore privato.
Chiediamo che si costituisca un gruppo di studio a livello nazionale con diverse competenze capace di raccogliere anche le esperienze virtuose territoriali delle “case della salute/case della comunità” per la definizione di una aggiornata e appropriata organizzazione delle cure primarie su tutto il territorio nazionale, orientata nel dare preminenza al sostegno alla domiciliarità.

ATTUALIZZARE IL WELFARE DI COMUNITÀ
I servizi sanitari sono importanti ma non sono i soli in grado di influenzare il benessere della popolazione. Altri settori come l’ambiente, l’istruzione, il lavoro, la tutela e la garanzia del reddito, l’abitazione, la qualità delle relazioni e gli stili di vita contribuiscono a generare salute. L’intersettorialità costituisce un aspetto fondamentale del riordino della stessa sanità pubblica.
Chiediamo che si lavori ad un piano nazionale per la salute che faccia sintesi dell’insieme delle risorse della collettività. In esso trovino le modalità per l’organizzazione di servizi integrati relativi ad una comunità presente su un determinato territorio omogeneo. È così che una Casa della Salute/Casa della Comunità può riunire i servizi sociali e sanitari in un’unica gestione ed essere luogo di incontro tra tutte le risorse che contribuiscono alla salute della comunità.
Chiediamo che si predisponga una formazione adeguata dei professionisti al lavoro di equipe, rafforzando il ruolo delle figure professionali già presenti e istituendo anche figure nuove competenti sulle connessioni e sulla prevenzione come l’infermiere di famiglia/comunità, il facilitatore di salute, l’agente di comunità.

RICONOSCERE IL PRIMATO DELLA SALUTE NELL’ECONOMIA E NELLA POLITICA
L’emergenza Coronavirus con la sua drammaticità conferma il ruolo determinante delle decisioni politiche ed economiche nella capacità e appropriatezza di rispondere ai bisogni di salute e in tale contesto conferma quanto ampia sia la distanza tra cittadini e istituzioni.
Chiediamo alle istituzioni che il diritto alla salute sia criterio irrinunciabile per le decisioni politiche ed economiche perché riconosciuto come filo che unisce, orienta e da senso alle scelte dei governanti in ogni contesto. Chiediamo che la riorganizzazione della sanità territoriale in tutte le regioni dell’Italia contribuisca a ridurre le disuguaglianze nell’interesse della comunità.

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