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Speranza, proposte, impegno: una nostra recensione al libro di Rosy Bindi “Una sanità uguale per tutti”

ROSY BINDI “Una sanità uguale per tutti – perché la salute è un diritto” (Solferino, 2025)

Se dovessimo riassumere in tre parole il senso del libro di Rosy Bindi, almeno quello che ha toccato le nostre corde, sarebbero queste: SPERANZA, PROPOSTE, IMPEGNO

Un libro che va letto senza pregiudizi e con onestà intellettuale, la stessa onestà intellettuale e di vita che riconosciamo all’autrice e che traspare dalle sue pagine.

Ecco, il primo pregio di questo lavoro è che si caratterizza per un’analisi storica, giuridica e politica suffragata da dati, date e descrizioni dettagliate di passaggi istituzionali che non lasciano scampo ai detrattori che, come risaputo, si trovano da una parte in particolare, ma non mancano neanche dall’altra.

La seconda qualità di questo lavoro è rappresentata dal linguaggio franco, chiaro, comprensibile da parte del comune cittadino: non ci troviamo di fronte a un esercizio di speculazione intellettuale, ma a uno sforzo serio di informazione e divulgazione di aspetti tanto importanti poiché riguardano da vicino la vita delle persone; c’è, insomma, un’assunzione di responsabilità verso i cittadini e le comunità che ha sempre caratterizzato l’azione politica e sociale di Rosy Bindi.

Tornando alle parole che abbiamo colto e partendo dalla SPERANZA occorre dire che, nonostante l’analisi estremamente critica del Servizio sanitario nazionale delineata nel libro, l’autrice ci convince che abbiamo ancora la possibilità di ribaltare la situazione e che non dobbiamo demordere: ritiene impensabile, e anche noi con lei, che si possa perdere un sistema di valori – come quello delineato dalla Costituzione e dalla legge 833 – a vantaggio esclusivamente del profitto, su un terreno come quello della salute che grida vendetta al cospetto di Dio e degli uomini.

La descrizione che viene fatta della cosiddetta “seconda gamba” (come vengono chiamate dall’attuale Governo le assicurazioni) è puntuale e prevede con lucidità le conseguenze di questa scelta: aumento delle diseguaglianze, esclusione o emarginazione dal diritto alla salute delle fasce più deboli della popolazione (tra l’altro cose che vediamo in altri sistemi e volerli copiare significa chiaramente una scelta politica reazionaria).

Non mancano né potrebbero mancare – conoscendo l’autrice – accanto alla analisi della crisi del sistema, PROPOSTE per uscirne anche migliori, come si diceva al tempo della pandemia: l’insostituibile centralità dei servizi di prossimità territoriale, il valore della promozione della salute e della prevenzione, richiamando i determinanti sociali come necessari riferimenti, il ruolo forte del Distretto Socio-Sanitario (qui è implicito il tema della integrazione sociale e sanitaria), lo strumento innovativo delle Case della comunità come luogo di protagonismo dei cittadini su tutto quello che riguarda la loro salute, la necessità di contrastare politiche che tentano di far regredire la salute mentale all’epoca dei manicomi, il contrasto al consumismo sanitario e il ritorno alla pratica della appropriatezza senza la quale si generano diseguaglianze tra cittadini.

Infine, ci è molto piaciuto l’appello all’IMPEGNO, al metterci insieme, a non demordere perché in gioco ci sono valori fondanti della nostra democrazia e, per citare l’autrice «perché si può ancora scommettere sul rilancio e la riqualificazione di un fondamentale pilastro della cittadinanza sociale».

don VIRGINIO COLMEGNA e FRANCO RIBOLDI
Presidente e coordinatore associazione Prima la comunità

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